Tempesta

la_tempesta

da William Shakespeare

uno spettacolo della Compagnia del Teatro dell’Orologio 

adattamento e regia Leonardo Ferrari Carissimi 
con Annachiara Benedetto, Matteo Cirillo, Jasmine De Maria, Alessandro Di Somma, Maria Carla Generali, Susanna Laurenti, Andrea Mastrotto, Diego Migeni, Simone Musitano, Victor Rodrigues, Benedetta Russo, Enrico Torzillo, Michele Traverso,  Riccardo Viola, Pietro Maria Virdis

scene e costumi Alessandra Muschella 
assistente alla regia Giulia Nervi 
assistente scene e costumi Chiara Titone 
disegno luci Martin Emanuel Palma 
combattimenti Massimiliano Cutrera
coreografie Rossella Pugliese
organizzazione Gianni Parrella 
comunicazione E45 
produzione Progetto Goldstein 

Lo scenario è apocalittico.
L’esito della seconda guerra mondiale è ribaltato ed oggi, in tutta Europa, imperversano i totalitarismi tecnologici. 
Il fascismo italiano è bizzarro, confuso, esterofilo, romantico, becero, iper-tecnofilo.
Siamo in un luogo isolato e fortificato. C’è un nucleo che resiste, un mondo al confino fatto di emarginati e reietti che non ha più nulla da perdere e poco in cui sperare. A capo di questo mondo c’è un prete, Don Prospero, ultimo e comico esemplare del vecchio mondo che non si trova lì per scelta ma in esilio perché suo fratello Antonio, con l’aiuto del generale Alonso Cescon, lo ha tradito. Ora però Prospero ha la possibilità di porre rimedio all’ingiustizia subita. 
Una delegazione di fascisti capeggiata proprio dal Generale Alonso e Antonio, di ritorno da un matrimonio, cade in un’imboscata ordita da Prospero che li costringe a separarsi e a disperdersi per un territorio sconosciuto. Ora, dopo tanto tempo, don Prospero potrebbe finalmente appagare il suo bisogno di giustizia.
Come nel finale shakespeariano l’happy ending è inaspettato, spettacolare e quasi ingiustificato: Prospero perdona i suoi traditori. 
Ma non esiste una spiegazione per ogni cosa, soprattutto se a dirigere l’orchestra dei personaggi è un prete un po’ un mago, entusiasta ed eccentrico, guidato da una sua personalissima visione della Bibbia e dalla mano di Dio.

Note di regia

Il fatto che Peter Brook, da alcuni considerato uno dei più grandi registi del teatro, dica che La Tempesta sia un enigma non giustifica il fatto che le si debba per forza attribuire la profondità e lo spessore che si presuppone nasconda. L’enigma non è per forza qualcosa di grande valore. L’enigma è semplicemente qualcosa che non comprendiamo e che proprio per questo ci affascina.
In questo senso, io credo che La Tempesta sia l’opera più esposta a reinterpretazioni e tradimenti di senso e, proprio per questo, molto adatta per il lavoro di colui che un tempo andava di moda chiamare Dramaturg (perchè non si è mai trovato il coraggio sociale di dire Regista). Qualcuno dice che sia l’ultima opera di Shakespeare e io ci credo. Ci credo perché è credibile che un autore che abbia deciso di chiudere la sua carriera tenti di scrivere un’opera che sia la sintesi impossibile di tutto, il capolavoro definitivo. E quello che ne viene fuori è proprio questo senso di grandezza, una magnitudine di propositi che incanta chiunque. Ma al di là di queste elucubrazioni che, fortunatamente, lasciano il tempo che trovano, l’unica cosa veramente importante da dire è che La Tempesta è un’opera viva dal sapore magico che intrattiene, diverte e stimola la fantasia di tutti.

Leonardo Ferrari Carissimi

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