Hitchcock. A Love Story

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drammaturgia Fabio Morgan
regia Leonardo Ferrari Carissimi
con Anna Favella e Massimo Odierna
scene e costumi Alessandra Muschella
disegno luci Martin Emanuel Palma
produzione Progetto Goldstein

Due ragazzi col sogno di diventare attori, si incontrano durante un provino per uno spettacolo teatrale dedicato alla filmografia del regista. La loro storia, una storia d’amore ricca di colpi di scena e di pennellate noir, si muove attraverso le fitte trame di Caccia al ladroIntrigo internazionaleVertigoIl delitto perfettoPsychoLa finestra sul cortile e Gli Uccelli. L’azione scenica si sviluppa in un divertente alternarsi tra la vita privata dei due protagonisti e la storia, sul palco, dei personaggi che interpretano.

La fenomenologia della coppia e della relazione amorosa è uno dei temi più cari alla sceneggiatura hitchcockiana, che ne descrive in modo inimitabile le tante sfaccettature, in particolare quelle orientate verso la degenerazione: la seduzione e l’innamoramento, la fedeltà e il sacrificio, il sospetto e la gelosia, la paura di non essere amati e il tradimento, la noia e la solitudine, la comicità e la tragedia.

Ho sempre pensato che non si potesse fare il teatro con il teatro ed il cinema con il cinema. Mi spiego meglio: nel mio primo film, Mr. America, c’erano moltissime atmosfere che rimandavano sia a livello tecnico sia a livello recitativo al teatro. Tali atmosfere, tra l’altro, saranno presenti anche nel mio secondo film e non è un caso che La favola bella, l’ultimo cortometraggio che ho girato, sia interamente ambientato in un teatro. Lo stesso vale per gli spettacoli teatrali: essendo il teatro il luogo principe dell’esperienza visiva, non ritengo possibile prescindere, nella contemporaneità teatrale, dalla tecnica cinematografica e dalle sue suggestioni. A questa idea risponde la scelta di incentrare lo spettacolo sulla filmografia di Hitchcock, perché quel tipo di cinema è legato a doppio filo con il teatro, e del teatro restituisce ampiamente i ritmi, i significati, il rapporto tra realtà e finzione.

Il teatro deve essere anche un viaggio nella visione e nell’immaginario, così come il cinema di Hitchcock è un cinema che non dimentica la macchina teatrale, straordinaria ed imperfetta finzione che non riproduce la realtà ma la reinventa.

Leonardo Ferrari Carissimi

RASSEGNA STAMPA

Hitchcock. A love story è una partitura veloce e altalenante che oscilla tra violin screech e soavi sound anni ‘50, supportata da dialoghi ironici e provocatori che scardinano le certezze dei guardoni-spettatori. La fragilità dei rapporti umani, la superficialità che ha investito il teatro e la critica contemporanea, la bipolarità dell’uomo che come un uccello in gabbia mostra le sue perversioni e ossessioni senza celarsi nei rapporti in cui si “parla senza parlare e si ride senza ridere”, sono smascherati nelle faglie dei discorsi tra i due attori. Il loro cosiddetto amore, vero o presunto, è conflittuale e spigoloso, incapace di colmare le rispettive diversità, riecheggiando i personaggi dell’universo domestico di Richard Yates, che proiettano le insicurezze sulla vita di coppia, logorata dal tempo che consuma i sogni.
(Gerarda Pinto, La Repubblica.it)

 

Commedia e suspance si mescolano, le battute brillanti si infrangono sull’alone di mistero e di dubbio che circonda i due protagonisti, Andrea e Lisa, a simboleggiare quella difficoltà di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso, che poi diventa la dicotomia tra normalità e follia, del resto tutto lo spettacolo gioca sulla rottura del confine tra realtà e finzione.
(Giusy Andreano, Ghigliottina.it)

 

Il teatro è pieno, freme e applaude. Gli spettatori sono accorsi in massa al Teatro dell’Orologio di Roma, attirati dal richiamo ipnotico del maestro del brivido e da una possibile declinazione in rosa delle sue opere nere. Dalla prima di ottobre alle repliche straordinarie di febbraio, Roma attende trepidante l’ultima messa in scena di una delle commedie più brillanti della stagione. (…)
Leonardo Ferrari Carissimi sviluppa un’azione scenica divertente ma profondamente critica verso il panorama teatrale contemporaneo, incancrenito in un’innovazione forzata e sminuito da una critica tracotante che svilisce i gusti del pubblico, attribuendo il successo di uno spettacolo all’inconsapevolezza degli spettatori. Oggi però il teatro è pieno, freme e applaude a ragione uno spettacolo brillante, pungente e divertente come non mai. Forse per una volta il pubblico ha ragione.
(Valeria Brucoli, Shake Movies)