Tutti i padri vogliono far morire i propri figl

Tutti-i-padri-vogliono-far-morire-i-loro-figli

drammaturgia Fabio Morgan e Leonardo Ferrari Carissimi
con Irma Ciaramella, Anna Favella, Chiara Mancuso, Luca Mannocci, Mauro Santopietro
regia Leonardo Ferrari Carissimi
scene e costumi Alessandra Muschella
disegno luci Antonio Scappatura
tecnico luci Martin Emanuel Palma
produzione Progetto Goldstein
in collaborazione con il Teatro dell’Orologio

“Riassumiamo: i padri vogliono far morire i loro figli
(perciò li mandano alla guerra)”
[Pier Paolo Pasolini, Affabulazione. Roma 1966]

Lo spettacolo narra le vicende di una famiglia, e dell’incontro-scontro di un padre con suo figlio. L’ambientazione è l’epoca moderna, ma una modernità che si pone come lettura di un presente che poggia le sue basi su nuovi archetipi. Proprio per questo si è sentita l’esigenza di prendere spunto dalla struttura narrativa di Affabulazione ma di mutarne completamente i contenuti; infatti mentre il testo di Pasolini iniziava con un coro tragico rappresentato dalla figura di Sofocle, nella riscrittura di Tutti i padri vogliono far morire i loro figli il coro sarà rappresentato dall’ombra di Pasolini, e l’archetipo che narrerà non saranno le vicende tragiche e mitiche di Edipo, ma il racconto del ’68! Proprio i temi del ‘68 costituiscono la cornice entro la quale tutti personaggi agiranno. Le tensioni tra i vari personaggi saranno provocate da una divergente lettura di questi temi che procurerà ferite insanabili soprattutto tra le due figure chiave dello spettacolo: il padre e il figlio.

Siamo in una casa al mare, una casa da buona famiglia borghese, dove vivono un ragazzo con sua madre. L’azione dello spettacolo ha inizio con il ritorno del padre, dopo quindici anni di silenziosa assenza. Un padre che dichiara di essere molto malato, e che prima di morire vuole ricucire il rapporto con suo figlio, che in realtà non ha mai conosciuto. Il padre ci appare come un uomo dal grande vissuto, che ha sempre preferito la libertà alle responsabilità, e che grazie al suo lavoro, fotografo, si è trovato spesso a vivere i momenti più importanti della storia degli ultimi trent’anni. Lui, fiero protagonista del ’68, animato dagli ideali libertari, si troverà a scontrarsi ferocemente con suo figlio, al quale il padre appare come un bambino mai cresciuto che nella vita ha goduto di situazioni estremamente privilegiate e di cui lui, figlio, in qualche modo paga ancora le conseguenze. Nella dialettica tra questi personaggi e nelle istanze che essi rappresentano sta il nucleo di questa tragedia moderna, che ci appare come un infinito affabulare sul doloroso e irrisolto mistero dell’essere figli nell’epoca dell’assenza dei padri.