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WALKIN ON THE MOON


fotowalking


uno spettacolo della Compagnia del Teatro dell'Orologio
regia Leonardo Ferrari Carissimi
con Graziano Piazza, Matteo Cirillo e Anna Favella
e con Davide Antenucci, Susanna Laurenti, Benedetta Russo, Enrico Torzillo, Riccardo Viola, Pietro Virdis

scene e costumi Alessandra Muschella
assistente scene e costumi Chiara Titone
disegno luci Martin Emanuel Palma
esperienza multimediale a cura di Oniride s.r.l
organizzazione e comunicazione E45

un testo di Leonardo Ferrari Carissimi e Fabio Morgan

produzione Progetto Goldstein
con il sostegno della Regione Lazio
in co-produzione con CapoTrave / Kilowatt nell'ambito del progetto europeo Be SpectACTive!
sostenuto da CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro (IT), Bakelit Multi Art Center Budapest (HU), Domino Zagreb (HR) LIFT London (UK), Tanec Praha (CZ), Teatrul National Radu Stanca Sibiu (RO), York Theatre Royal (UK)

 


 

Una fiaba contemporanea che si muove tra la percezione del presente e il ricordo del passato, tra tecnologia e narrazione poetica, che intreccia le storie di tre personaggi: Elia, un giovane programmatore informatico, Alice, una storica appassionata di letteratura medioevale, e l’astronauta Michael Collins, ormai invecchiato, personaggio bizzarro e polemico.

 

 

COMPAGNIA DEL TEATRO DELL'OROLOGIO

La Compagnia del Teatro dell'Orologio nasce dopo la brusca chiusura degli spazi di via dei Filippini ed eredita il lavoro di ricerca di CK Teatro, compagnia fondata nel 2008 da Leonardo Ferrari Carissimi (autore e regista), Fabio Morgan (autore, produttore e direttore artistico), Alessandra Muschella (scenografa e costumista) e Anna Favella (attrice). Il primo riconoscimento internazionale ricevuto dalla compagnia è stato per Being Hamlet – La genesi: lo spettacolo ha vinto il premio Fantasio Piccoli (festival internazionale di regia teatrale in Leipzig), rappresentato poi in molti festival teatrali, tra cui Santarcangelo e Volterra.
Dopo questo primo spettacolo, che indagava il rapporto tra la sperimentazione teatrale e i nuovi linguaggi, la compagnia si è diretta verso la costruzione di una nuova drammaturgia che si è valsa del Mythos per raccontare in maniera puntuale e analitica la distorsione dei valori della società contemporanea, sia come individui che come collettività. Il 2015 è l’anno delle grandi produzioni: Tutti i padri vogliono far morire i loro figli è il primo capitolo di una tetralogia che si svilupperà nel corso di quattro anni e Walking on the moon (2016) è un progetto prodotto di Be SpectACTive!, network europeo di audience development, che vedrà la compagnia coinvolta in 4 residente internazionali.
Nel 2015 ha debuttato al Teatro dell'Orologio la prima commedia della compagnia, Hitchcock. A love story, grande successo di pubblico e critica; dal 2017 cambia il suo nome in Compagnia del Teatro dell'Orologio, specializzandosi in progetti di audience engagement che si sviluppano pratiche di partecipazione attiva dello spettatore in contesti urbani periferici.

www.progettogoldstein.it

 

RASSEGNA STAMPA

Hitchcock. A love story è una partitura veloce e altalenante che oscilla tra violin screech e soavi sound anni ‘50, supportata da dialoghi ironici e provocatori che scardinano le certezze dei guardoni-spettatori. La fragilità dei rapporti umani, la superficialità che ha investito il teatro e la critica contemporanea, la bipolarità dell’uomo che come un uccello in gabbia mostra le sue perversioni e ossessioni senza celarsi nei rapporti in cui si “parla senza parlare e si ride senza ridere”, sono smascherati nelle faglie dei discorsi tra i due attori. Il loro cosiddetto amore, vero o presunto, è conflittuale e spigoloso, incapace di colmare le rispettive diversità, riecheggiando i personaggi dell’universo domestico di Richard Yates, che proiettano le insicurezze sulla vita di coppia, logorata dal tempo che consuma i sogni.
(Gerarda Pinto, La Repubblica.it)

 

Commedia e suspance si mescolano, le battute brillanti si infrangono sull’alone di mistero e di dubbio che circonda i due protagonisti, Andrea e Lisa, a simboleggiare quella difficoltà di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso, che poi diventa la dicotomia tra normalità e follia, del resto tutto lo spettacolo gioca sulla rottura del confine tra realtà e finzione.
(Giusy Andreano, Ghigliottina.it)

 

Il teatro è pieno, freme e applaude. Gli spettatori sono accorsi in massa al Teatro dell’Orologio di Roma, attirati dal richiamo ipnotico del maestro del brivido e da una possibile declinazione in rosa delle sue opere nere. Dalla prima di ottobre alle repliche straordinarie di febbraio, Roma attende trepidante l’ultima messa in scena di una delle commedie più brillanti della stagione. (...)
Leonardo Ferrari Carissimi sviluppa un’azione scenica divertente ma profondamente critica verso il panorama teatrale contemporaneo, incancrenito in un’innovazione forzata e sminuito da una critica tracotante che svilisce i gusti del pubblico, attribuendo il successo di uno spettacolo all’inconsapevolezza degli spettatori. Oggi però il teatro è pieno, freme e applaude a ragione uno spettacolo brillante, pungente e divertente come non mai. Forse per una volta il pubblico ha ragione.
(Valeria Brucoli, Shake Movies)