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FRAGILE SHOW

con debiti e gratitudine a Il soccombente di T. Bernhard

fragile show


con Andrea Trapani
drammaturgia e regia Francesca Macrì e Andrea Trapani
costumi Isabella Faggiano
disegno luci Mirco Maria Coletti
produzione Progetto Goldstein


Glenn e la spietatezza, Glenn e la solitudine, Glenn e Bach, Glenn e le variazioni Goldberg, Gleen nel suo studio in mezzo al bosco, il suo odio per la gente, il suo odio per la musica, il suo odio per la gente che ama la musica, Glenn e la semplicità, pensa!

 

Fragile Show chiude la trilogia della Compagnia Biancofango sul tema dell'inettitudine, cominciata nel 2006 con In punta di piedi, e proseguita nel 2007 con La Spallata. Fragile Show debutta nel 2009: si tratta di una drammaturgia originale liberamente ispirata a Il soccombente di T. Bernhard.

Il testo inizia proprio dove le pagine di Thomas Bernhard terminano. In preda ad una febbrile eccitazione, Mastino-Werthaimer decide di organizzare una festa con i suoi vecchi compagni di conservatorio, quella che più banalmente e più comunemente si definirebbe: una festa d’artisti. Seduto su una panchina, ai bordi della festa come ai bordi della vita, Mastino osserva, ragiona, si dilania. Sente gli odori di tutto quello che lo circonda. I rumori, le voci amplificate si mescolano, forse mostruosamente, alle risate, alle grida eccitate, al chiacchiericcio inutile. I volti dei suoi ex-compagni, nel corso di una lunga, lunghissima notte, assumono forme curiosamente grottesche, straniati e stranianti guardano di tanto in tanto ‘l’uomo della panchina’ come una singolarità, un’anomalia.
Due atmosfere, quasi due tempi s’incrociano in questa notte: d’un lato il tempo rapido, eccitante e frivolo della festa, dall’altro quello lento, quasi immobile, e straziante della panchina da cui Mastino guarda lo spettacolo. Se fosse per lui, questi due tempi non s’incontrerebbero mai.


Fragile Show nasce da quest’esigenza e dalla lettura appassionata, costante e carnivora di Thomas Bernhard. Un’operazione che per noi ha significato la rielaborazione di una commozione e la creazione di un percorso, drammaturgico e scenico, che se da un lato sente, intimamente, il debito e la gratitudine a Bernhard, dall’altro ha avvertito, sin da subito, l’urgenza di allontanarsene e di camminare con le proprie gambe.
Francesca Macrì e Andrea Trapani

 

 

BIANCOFANGO

La Compagnia Biancofango nasce nel 2006 dall’incontro tra Francesca Macrì e Andrea Trapani. Nel 2006 iniziano la realizzazione della Trilogia dell’inettitudine: In punta di piedi (2006), La spallata (2007), una drammaturgia originale liberamente ispirata a uno solo fra i “Ricordi del sottosuolo” di F. Dostoevskij e Fragile Show (2009), ancora una drammaturgia originale liberamente ispirata a “Il soccombente” di T. Bernhard. L’intera trilogia ha circuitato e continua a circuitare in Italia e all’estero (America Latina, Spagna, Austria) e nell’ottobre del 2011, dalla casa editrice Titivillus, ne sono pubblicate le drammaturgie. Nel maggio del 2012 al teatro Palladium di Roma, all’interno della rassegna Teatri di Vetro, debutta il nuovo lavoro, Porco Mondo, prodotto dalla Corte Ospitale di Rubiera e da OffICina 1011 di Triangolo Scaleno Teatro e attualmente in turnèe. Da luglio a dicembre 2012 partecipa al progetto Perdutamente promosso dal Teatro di Roma e inizia un percorso scenico e drammaturgico con gli adolescenti delle scuole romane culminato nello studio: Culo di gomma/ovvero la perdita dei Padri. La progettualità, artistica e pedagogica, con gli adolescenti continua nel 2013/2014, sempre in collaborazione con il Teatro di Roma, con lo spettacolo Romeo e Giulietta che prevede la costruzione di una compagnia formata da attori professionisti, nei ruoli degli adulti, e adolescenti nei ruoli dei giovanissimi, e che ha debuttato lo scorso dicembre al Teatro India. Nel luglio del 2014 ha debuttato invece in anteprima internazionale in Spagna (Almagro – Festival di Teatro Classico) con un progetto speciale nato dall’unione di una serie di artisti con percorsi ed esperienze eterogenee (Andrea Baracco | Biancofango | Luca Brinchi e Roberta Zanardo - Santasangre): Hamlet. In Italia il progetto ha debuttato a settembre 2014 presso il Teatro Argentina di Roma, all’interno del Festival Romaeuropa.



 

RASSEGNA STAMPA

L'allergica e lancinante partitura verbale di Francesca Macrì e Andrea Trapani, epilogo di una trilogia sull'inettitudine, dà a Trapani una materia che scuote e commuove, sublimando pure l'innesto della musica 'irrimediabile' d'un introverso come Luigi Tenco. Pezzo emozionante, scomodo.

(Rodolfo di Giammarco, La Repubblica)

 

Questo cabaret della fragilità umana dove anche la crudeltà verso gli altri è solo una figura dell'odio per se stessi e dove ogni voce, fra quelle che Trapani imita in una sua personale variazione Goldberg della volgarità sentimentale, ricade penosamente nella solitudine di chi la intona, fantasma musicale che rimbomba in una stanza vuota.

(Attilio Scarpellini, La Differenza)

 

Dalle pagine finali de 'Il soccobente', liberamente riviste, il personaggio berhardiano si muove lungo direzioni tangenziali che Trapani incarna con decisa propensione alla fisicità, alla maschera e anche con intelligente riuso di ammiccamenti istrionici. (...) Si agita in un vestito bianco stratificato, eccessivo, tra una panchina e uno spazio mentale che si allunga ogni volta che una luce sagomata si getta verso il pubblico. Una bella prova d'attore, convinta e convincente.

(Fernardo Marchiori, ateatro)

 

Un monologo affidato alla verve interpretativa di uno scatenato Andrea Trapani vestito a più strati per terminare con un frac bianco un po' alla Elvis. Inizia sparato, nevrotico, ossessivo, ironico, misantropo, scontroso, cinico: come giusto sia, come sono tutti o quasi i personaggi di Bernhard.

(Andrea Porcheddu, delteatro)

 

Bisogna esser bravi a fare teatro con una linea bianca e una panchina. Molto bravi. Il vuoto pu far crescere la vertigine in un attimo. Eppure tutta la drammaturgia dei Biancofango da Roma si regge su questi semplicissimi accenni scenici, semantici più di mille parole, sempre simbolici. E ne viene così imbastita una trilogia piacevole quanto gravida di risvolti, fra comicità goliardica e un senso tragico che odora di disfatta, di buco nero esistenziale. Francesca Macrì e Andrea Trapani dimostrano gusto ed estetica limpidi, come un filo rosso lungo i tre spettacoli, senza cadere nella retorica di se stessi. Protagonista unico il Mastino, uomo ai margini di una società che non comprende e che osserva in vetrina: con ingordigia (...) e repulsione. (...) Fragile show, più acido dei precedenti, è un urlo represso dal sorriso sardonico, anche qui in corsa verso un ineluttabile punto di rottura, temuto quanto atteso.

(Diego Vincenti, Hystrio)

 

(...) Invece Fragile show di Biancofango me lo vedo per la terza volta e ho fatto bene. Penso bisognerebbe sempre rivedere spettacoli già visti, non fossero così tanti e fosse, davvero, il nostro mestiere. Dissi già un anno fa che mi colpì per un'energia straordinaria dell'attore Andrea Trapani che mi pare tra i migliori in circolazione e della regista Francesca Macrì. (...) Dissi che questi ragazzi hanno un rigore e una voglia di realizzare che gli permette di tenere alto il rischio e la ricerca di una misura riconoscendone debiti, come sulla scheda, mai vantando crediti al talento che gli riconosco.

(Simone Nebbia, Teatroecritica)

 

Il soccombente (...) soffre d'ansia da prestazione, di non essere mai stato all'altezza delle aspettative, delle richieste, delle responsabilità (...). La sua confessione 'non sono un genio, non sono un numero uno', la sindrome da medaglia di bronzo, da uomo del quasi, del forse, dell'uomo giusto, ma al momento sbagliato, ce lo rendono delicatamente commovente pur nella sua violenza e autolesionismo, compresso nella sua rabbia, nell'incomprensione che ha creato attorno alla sua persona certificata con una 'Lontano lontano' di Tenco che qui sta bene più che da qualsiasi altra parte.

(Tommaso Chimenti, corrierenazionale)

 

Nei dintorni dell'inettitudine. Qui tra insicurezze e paure, tra complessi d’inferiorità e crisi d'identità, nasce la ricerca teatrale di Andrea Trapani e Francesca Macrì, attore e regista della compagnia Biancofango. (...) Andrea Trapani riempie da solo la scena con una presenza a tratti imponente, con un dinamismo che si esprime felicemente sia con la parola che con il gesto. (...) Il personaggio che incarna è un clown, un concertista da operetta, un artista ridicolo. (...) Il tutto si condensa in modo perfetto quando Mastino esegue il suo catastrofico concerto finale.

(Lino Zonin, il giornale di Vicenza)

 

(...) Sembra Thomas Bernhard, quello che odia l'artista, quello di Ritter/Dene/Voss o de L'apparenza inganna. È invece l'abile penna dei due giovani artisti che l'Out Off con coraggio porta in scena. (...) Al grande drammaturgo devono molto e lo ringraziano per l'ispirazione. (...) Un'interpretazione di leonina vigorosità e una regia che fa passare un'ora che sembrano minuti in un tempo, il nostro, fatto di frequenti pretenziosità in scena che non di rado fanno sembrare pochi minuti come interminabili ore.

(Renzo Franca Bandera, Aprileonline)

 

Paonazzo di rabbia, esasperato e nevrotico, Trapani conquista la scena con urgenza di sguardi e movenze. (...) Biancofango rielabora quest'opera con originalità e coraggio concentrando tutto su un solo personaggio confinato ai margini di quella società malata, e questa variazione sul tema dell'inettitudine, assume la forma di una partitura fisica prima ancora che testuale. Personaggi ed evoluzione del racconto trovano spazio in un corpo che strappa tendini, digrigna denti, sputa sillabe come pipistrelli che fuggono da un pozzo scoperchiato, esplode in contaminazioni di sudore e guance gonfie sotto la pressione insopportabile degli abiti indossati uno sull'altro.

(Sergio lo Gatto, Klpteatro)

 

Chi tace non acconsente. Chi tace forse non ha niente da dire. Chi tace forse sta pensando. Questo è il leit motiv che governa lo spettacolo nel quale sembra esser racchiuso tutto il malessere. (...) Una tematica dunque che ci riguarda da vicino e che rende questo lavoro degno del vero teatro, quello che svolge una funzione sociale e nello stesso tempo porta a scavarsi dentro anche quando le luci sono spente.

(Laura Khasiev, close-up)

 

(...) È un discorso che ruota sul limite e sull'irragionevole andare oltre il limite per quello che non pu chiamarsi amore, ma solo masochismo. Alla fine se le cose non quadrano mica sarà solo perchè ti capitano, ma anche perchè te le vai a cercare. Nel suo allontanare la ragazza con isteria Mastino danza un tip tap che ricorda il 'Singing in the rain' di Alex in Arancia Meccanica (...) Un pianista che ricorda molto Luca Flores questo Mastino, così malinconico e consumato dalla vita da non avere più scelta salvo quella di togliersela.

(Erica Bernardi, Paneacqua)