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AMLETO FX

paoloca

 


uno spettacolo di e con Gabriele Paolocà
collaborazione alla regia Michele Altamura, Gemma Carbone
scene Gemma Carbone
disegno luci Martin Emanuel Palma

SELEZIONE IN-BOX 2015
PREMIO DIRECTION UNDER30- TEATRO SOCIALE GUALTIERI


 

Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.”

A. Camus

 

Un uomo, un principe, che per comodità chiameremo Amleto, si è rinchiuso nella propria stanza e ha deciso di non uscirne più. Vuole farsi da parte e per farlo medita un gesto estremo, un gesto che lo liberi per sempre da tutto il marcio della Danimarca: il suicidio.

Amleto Fx è un’indagine sulla moda del deprimersi dei nostri tempi. Uno spettacolo esilarante e sofferto che parla di castrazioni tecnologiche, della mancanza dei padri, dell’attrazione verso la dissoluzione e dell’eco assillante che tutto questo causa nelle nostre coscienze. Questo non è l’Amleto. E’ un assolo generazionale. Un racconto intimo e globale che attraverso il riso amaro vuole spingere a trovare una soluzione al solito, annoso,banale, scontato ma comunque sempre irrisolto quesito: Essere o non Essere?

 

GABRIELE PAOLOCA'

Gabriele Paolocà è attore, regista e drammaturgo. Come attore ha collaborato con Elena Bucci e Marco Sgrosso, Progetto Goldstein e Teatro Minimo. Nel 2010, assieme ad alcuni compagni della Civica Accademia Nico Pepe di Udine, fonda la compagnia VicoQuartoMazzini per cui scrive e dirige Diss(è)nten (2011) e Boheme! (2013). A febbraio 2015 al Teatro dell'Orologio ha presentato con la compagnia VicoQuartoMazzini il lavoro tratto da Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello.
Nel 2015 ha vinto il premio HYSTRIO alla vocazione.

 

RASSEGNA STAMPA

Gabriele Paolocà, attraversa il classico shakespeariano, riversando con esplosiva ironia, in un monologo aspro e divertente, commovente e disarmante, tutte le contraddizioni di questi anni bui. Non è un caso, allora, che lo spettacolo di Paolocà, dal titolo AmletoFX, (qualcosa come “Effetti Amleto”) mi abbia fatto pensare al grande genio di Petrolini (…) L’ottimo autore-regista-interprete solista Paolocà sceglie di mettere in scena, argutamente, un precipitato del nostro tempo, allestisce una dissacrante concrezione, elaborata da un possibile coetaneo del Principe di Danimarca, alle prese – come lui – con i sogni, i miti, le aspirazioni, gli amici, gli amori. Un giovane come tanti, frullato di cultura e citazioni, di aspirazioni e delusioni, ma soprattutto annichilito dall’eterno “fantasma del padre”.
(Andrea Porcheddu, Gli stati generali)

 

Quelli che subisce il nuovo Amleto – emblema di un adolescente tormentato e un po’ demodé, afflitto dalla malinconia e dall’esibizionismo ambiguo à la Kurt Cobain – sono gli “effetti” della castrazione tecnologica. In tempi in cui fin troppi artisti riempiono immagini e parole con riferimenti diretti alla gabbia dei social network, con metafore della “morte per virtualità”, con forsennate apocalissi sociali ancora troppo aderenti al tema per affermarsi in quanto critiche efficaci, il solitario lavoro di Paolocà sorprende per sincerità e risultato. Si avverte qui una violenta carica d’urgenza: dietro al dispendio di un indubbio agio sulla scena sta la spinta di chi davvero vuole parlare allo spettatore.
(Sergio Lo Gatto, Teatroecritica)

 

E ci ritornano in mente le parole di Jan Kott, quasi come una sentenza imperitura, quando dice che “L’Amleto è come una spugna. Basta non stilizzarlo e non rappresentarlo come un pezzo da museo perché assorba immediatamente tutta la nostra contemporaneità”; e i ragazzi di VicoQuartoMazzini portano questo assunto alle estreme conseguenze, concependo un Amleto postmoderno, tutt’altro che museale e forse anche tutt’altro che Amleto, ma non per questo meno Amleto. È un Amleto del nostro tempo, quest’Amleto che non è Amleto, che ha surrogato il teschio di Yorick con la mela morsicata della Apple che fa bella mostra di sé sul retro dello schermo che porta in palmo di mano. Ed è un Amleto che medita un suicidio confinato in proscenio sotto forma di cappio.Ed è soprattutto un Amleto, quest’Amleto di VicoQuartoMazzini che mostra una freschezza inventiva, una minuzia di scrittura capace di intercalare citazioni shakespeariane in un tessuto verbale e gestuale contemporaneo innervando una drammaturgia ironica e graffiante, nella quale Gabriele Paolocà si cala ottimamente, dimostrandosi abile nell’esplorare i registri espressivi della propria voce.
(Michele Di Donato, Il Pickwick)

 

Gabriele Paolocà lavora sul testo originale ibridandolo, citandolo e parodiandolo, immergendolo in un bagno di multimediale e “post-tutto” contemporaneità. Soprattutto costruisce una rappresentazione perfettamente tagliata sulle sue doti attoriali, sulla capacità di variare i toni, di cambiare voci e travestimenti, di calibrarli sui più diversi registri, di mimetizzarsi in un’ampia e svariata nebulosa di citazioni e rimandi. In uno dei momenti più divertenti si sdoppia alla Rezza in una versione di Rosencrantz e Guildenstern da cinepanettone, una romanesca piaggeria alla Christian De Sica obiettivamente esilarante.
(Giacomo Lamborizio, Paper Street)