
Alla Scoperta della Camera dei deputati
27 dicembre 2022 - 22 gennaio 2023
Casa dell'Architettura, complesso monumentale Acquario Romano
Roma - Piazza Manfredo Fanti, 47





“Chi è quel fotografo che ci sta spiando…?”
Dal 27 dicembre sino al 22 gennaio 2023 sarà possibile ammirare gratuitamente presso la Casa dell'Architettura, complesso monumentale Acquario Romano, nel cuore dell’Esquilino a pochi passi dalla Stazione Termini, la mostra “Alla scoperta della Camera dei deputati”, a cura di Francesco Zizola, un progetto di PROGETTO GOLDSTEIN, ASSOCIAZIONE “MUSICARTE&NATURA” promossa da CASA DELL’ARCHITETTURA, ORDINE DEGLI ARCHITETTI, ACQUARIO ROMANO con il sostegno di ROMA CAPITALE, con il supporto di REGIONE LAZIO in collaborazione con ICAS, organizzazione CIVITA MOSTRE E MUSEI. Si ringraziano Greta e Andrea Giansanti.
Trentadue sono le foto d’autore di Gianni Giansanti per questa mostra, che diventa famoso a soli 21 anni con il celebre scatto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in Via Caetani, a Roma, nel 1978. A partire da quella data, documenterà trent’anni di storia nazionale e di avvenimenti internazionali, vincendo il 1° premio al World Press Photo con il reportage sulla giornata privata di Papa Wojtyla. Altri premi ed altri reportage seguiranno negli anni a seguire che lo porteranno, tra il 2002 e il 2004 in Africa, nella valle dell’Omo in Etiopia meridionale, alla ricerca delle origini dell’uomo.
Le sezioni in mostra:
-
La camera al Lavoro, il Transatlantico, l’Aula in stile liberty, le sale, gli uffici ricolmi di storia e opere d’arte, il cortile interno, la biblioteca del Presidente.
-
Il dietro le quinte, il Segretario Generale, i commessi, le sale di rappresentanza, l’ufficio postale, la sala stampa, la sala operativa della Polizia, l’Archivio Storico, il centro di documentazione.
-
L’elezione del Presidente della Repubblica, attraverso le istantanee dell’elezione di Carlo Azeglio Ciampi il racconto dei preparativi, la riunione congiunta degli uffici di presidenza di Camera e Senato, le fasi del voto e dello spoglio.
-
Porte aperte a Montecitorio con i volti di coloro che possono assistere alle sedute per seguire i lavori parlamentari, agli stage di formazione e alle visite per studenti, insegnanti e imprenditori.
INFORMAZIONI:
Tutti i giorni orari 10.00 – 18.00
Chiuso il 1 ed il 6 gennaio 2023
Acquario Romano, Piazza Manfredo Fanti 47 (Termini)
Info e prenotazioni: https://acquarioromano.it/
comunicazione@acquarioromano.it
Instagram: acquarioromano
Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento posti
In giacca e cravatta
“Chi è quel fotografo che ci sta spiando…?”
Non sapevo che ci avrei messo ancora degli anni a capire il senso di quelle parole, seguite da “e poi niente, hanno interrotto la seduta parlamentare per chiarire che stavo facendo”.
Nel ‘99 avevo 14 anni, vivevo la mia adolescenza ribelle e arrogante anche nei confronti di mio padre che molti stimavano e ammiravano. Per me era un fotografo, una cosa normale. Si, mi aveva avvicinato a Senna e fatto conoscere Jacques Villeneuve (penso fossi uno dei pochi ragazzi italiani che faceva il tifo per il team Williams in F1), mi aveva fatto vivere il miracolo di San Gennaro da vicino e partecipare dalla piazza al Palio di Siena. A 7 anni. Eppure i suoi racconti mi sembravano di una vita normale e alla portata di tutti.
25 anni dopo il rammarico di non aver chiesto di più a mio padre è molto; mi capita spesso di scoprire nuovi aneddoti e sono proprio le persone che hanno accompagnato Gianni nel suo lavoro (che poi era la sua vita) a condividere questi momenti con me.
Nell’ambito di questa prestigiosa occasione ho avuto ancora una volta la fortuna di immergermi nel suo mondo, rintracciare ricordi e colleghi e amici che hanno contribuito a tenere viva la memoria di come Gianni lavorava e di quanto amasse farlo.
Con mia madre Anna abbiamo ricordato la seduta interrotta e l’obbligo alla giacca e alla cravatta, non il massimo per fotografare tutto il giorno. Con Francesco abbiamo parlato dell’azzardo tecnico di fotografare su pellicola Kodak a 200 ISO, tirata di due stop per arrivare allo scatto (al limite del “mosso”).
A lui va il nostro sincero ringraziamento per aver curato un percorso nuovo, con delle foto (anche inedite) capaci di creare quella tensione emotiva necessaria al racconto di ogni storia. Con Ada Masella abbiamo mantenuto un rapporto unico, che ancora oggi fatico a dare per scontato: a lei devo la maggior parte dei ricordi “sul campo” di Gianni. Senza di lei gran parte del lavoro portato avanti dopo la sua scomparsa non sarebbe esistito: riguardo questa mostra forse non avrei mai scoperto che la ciclette nera fotografata nei magazzini della Camera fosse quella di Benito Mussolini, se non per lei. Con mia sorella Greta abbiamo la fortuna quotidiana di confrontarci con l’eredità di nostro padre: 30 anni di racconti in giro per il mondo. Racconti fotografici che ci hanno fatto, e fanno ancora, crescere. Con Fabio Morgan e il suo interesse artistico e imprenditoriale verso l’archivio Giansanti: a volte un nuovo punto di vista, capace di sorprendersi genuinamente, è la motivazione necessaria a crescere ancora.
E penso fosse proprio questo l’obiettivo di Gianni, crescere e permettere a tutti di crescere con lui - vedere il mondo con i suoi occhi e sentirsi parte della realtà, quella vera. La realtà difficile da ottenere se hai una macchina fotografica in mano, la realtà che molti vogliono nascondere ai più. Quella realtà che una volta mostrata porta a mettersi in gioco e a saper cambiare idea, che si parli di sport intrattenimento o politica: l’essere umano e la sua complessità è sempre stato il suo soggetto preferito.
E infine la dannata domanda, chissà come avrebbe raccontato oggi il mondo Gianni.
Sicuramente fotografando, e no, non in giacca e cravatta.
Roma, 15 Dicembre 2022
Andrea Giansanti
Francesco Zizola
Qui presentiamo la raccolta di scatti che Giansanti realizzò alla fine del secolo scorso per raccontare la Camera dei Deputati. Un lavoro meno celebre tra l’ampia rosa di argomenti e personaggi che l’autore ha fotografato durante la sua carriera, ma non meno interessante.
La struttura narrativa e stilistica si sofferma sui dettagli confermandone l’importanza, l’occhio li cerca e li svela per farci “entrare” completamente nella storia, in questo caso dentro “il Palazzo". I dettagli qui diventano protagonisti, perché sono rappresentati dagli uomini che tra quelle storiche mura vi lavorano: i politici e gli impiegati, accomunati dalle loro presenze negli ambienti ovattati e solenni del palazzo, seppur nelle diversità delle loro funzioni.
Senza demonizzare gli uni per la loro appartenenza politica all’uno o all’altro schieramento, senza diminuire gli altri per un ruolo più o meno gregario, nella visione di Gianni Giansanti sono tutti uguali, lavoratori che vengono descritti con eleganza e rispetto.
Il suo sguardo attento trova il modo per rendere esplicita la ragione ultima di tutte queste attività descritte con minuzia: la Democrazia.
L'immagine degli elettori che, in visita, osservano con curiosità e rigore morale coloro che sono stati eletti per rappresentarli, è il fulcro, l’architrave della storia sull’istituzione che guida le sorti del nostro paese.
Così non casuale sembra l’istantanea dei due funzionari che, nei sotterranei di palazzo Montecitorio, studiano dei reperti archeologici risalenti alla Roma antica. Questa fotografia inserita nella narrazione sembra riferirsi alle origini antiche della nostra istituzione democratica, forse alludendo alla necessaria indagine sulla “solidità” delle sue fondamenta.
Fotografie realizzate con le migliori tecnologie di un’epoca che oggi, nel tempo digitale, mostrano quanta strada è stata percorsa negli ultimi decenni. Fotografie che raccontano di quanto Gianni Giansanti sapesse assegnare alle immagini un valore che trascende l’illustrazione della mera superficie e che accompagnano un processo di approfondimento e di riflessione sul reale.
In un tempo in cui siamo sommersi dal visivo, da particelle del mondo riprese nell’attimo vissuto, il metodo poetico ed etico di Gianni Giansanti, narratore fotografo, risveglia in noi il bisogno di testimoni capaci di tradurre il caos, rendendolo più umano e comprensibile.
Gianni Giansanti ha dedicato la sua vita a raccontare il mondo del suo tempo con la macchina fotografica. Ha lavorato per tre decenni come libero professionista nell’ampio campo dell’informazione, della carta stampata. Erano gli anni in cui l’Occidente affidava ai giornali il compito di scoprire, testimoniare e “leggere” la società e la sua complessità attraverso le immagini fotografiche.
A beneficio delle nuove generazioni, per meglio comprendere l’opera di Giansanti, ricordiamo che la fotografia ha permesso una conoscenza delle “realtà” vicine e lontane in un’epoca in cui ancora non esisteva la tecnologia satellitare e digitale. Neppure la televisione poteva avvicinarci ai “fatti” in tempo reale.
Il più veloce dei media per immagini era la fotografia; richiedeva meno tempo di elaborazione tecnica per venire sviluppata e stampata sulle pagine dei rotocalchi.
È così che Giansanti, giovanissimo testimone affamato di cronaca, si trova a fotografare un fatto che ancora oggi possiamo definire l’evento più drammatico della storia dell’Italia moderna. Il 9 maggio del 1978 riuscì ad arrivare, tra i primi, nel luogo del ritrovamento di Aldo Moro, trucidato dai terroristi delle Brigate Rosse, e a fotografarne il corpo rannicchiato nel bagagliaio della Renault 4 in via Caetani, nel cuore di Roma. Quell’immagine è diventata un documento storico e fu vista in tutto il mondo. Moro giocava un ruolo centrale di mediazione tra la destra e la sinistra italiana in un momento di grandi tensioni tra Washington e Mosca; il suo brutale assassinio lo trasformò in un martire della Guerra Fredda.
Con un intuito sorprendente, forse significativo dell’estrema sensibilità di Giansanti per la Storia e i suoi grandi mutamenti, scelse successivamente di approfondire il racconto di un uomo che ha segnato un’epoca di trasformazioni epocali nel confronto tra America e Unione Sovietica: Papa Giovanni Paolo II, il pontefice passato alla storia per essere colui che più contribuì alla fine della Guerra Fredda.
Time magazine , il settimanale statunitense che fu leader dell’informazione di approfondimento su carta stampata ( con cui il fotografo collaborò molto) riferisce che Giansanti “sarà ricordato per due cose: la morte di un premier e la vita di un Papa”.
Francesco Zizola








